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Eventi

Identità cinesi: omologazione e creatività nella consumer culture contemporanea - A. De Toni

Definire un’identità cinese, un’estetica cinese o semplicemente un ‘Chinese style’ contemporaneo è un compito arduo e potenzialmente fuorviante, che rischia tanto di non cogliere la complessità del contesto cinese, quanto di sottostimare le forti spinte all’omologazione pur presenti nella Cina contemporanea. Ci concentreremo qui su come da valori e bisogni del mainstream emergono narrazioni ufficiali e risposte divergenti, dalla Chinese Renaissance cara alla propaganda alle spinte tǎngpíng di decrescita, dal mantra della Zhèng néngliàng al rinnovato fascino per esperienze intimistiche e per l’esplorazione di territori nuovi, nell’inconscio come nella scoperta di nuove frontiere. L’esplorazione di questi temi sarà accompagnata da un viaggio visuale tra ‘identità cinesi’, script condivisi, rénshè, tra le tracce di una cultura materiale contemporanea in rapida evoluzione.

Martedì 9 aprile 2024, ore 12.30
Polo MIC, Aula T4

Alessandro De Toni, 1977, coolhunter, ricercatore etnografico indipendente, ex giornalista e ricercatore per produzioni televisive e radiofoniche in Cina, ha cominciato a frequentare la Cina dal 1998, e dal 2008 al 2021 ha vissuto stabilmente a Beijing. Grazie a una formazione accademica in psicologia cross-culturale e a una profonda conoscenza della lingua e della cultura cinese è stato un pioniere della ricerca etnografica e del coolhunting in Cina. Come ricercatore indipendente ha condotto numerose ricerche per aziende internazionali, assistendole nella comprensione del mercato cinese attraverso ricerche fotografiche, media research, interviste in profondità e altri strumenti di osservazione fenomenologica. Nel ruolo di giornalista, ha collaborato alla produzione di centinaia di notizie e factuals sulla Cina, intervistando personaggi di spicco dalla politica all’arte contemporanea.

La conferenza si svolge nell'ambito del ciclo di conferenze  "Sguardi sulla Cina", organizzato dal Contemporary Asia Research Centre (CARC) e dall’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano, in collaborazione con il Dipartimento di Lingue, Letterature, Culture e Mediazioni dell’Università degli Studi di Milano.